E’ in libreria per “Edizioni dell’Ippogrifo” l’ultimo libro di Francesco Castiello sulle origini della Dieta Mediterranea, nei testi classici greci e latini

 

Il Dott. Francesco Castiello è l’autore del libro “Le radici della dieta mediterranea. Vivere bene secondo i classici” nel quale vengono esplorate nei testi classici greci e latini le origini della Dieta Mediterranea intesa non solo come regime alimentare ma, come modo di vivere. I classici offrono un ricco catalogo di precetti, di esortazioni, di consigli sul corretto modo, oltre che di alimentarsi, di pensare, di agire, di vivere, aiutandoci a comporre un codice di autocontrollo che permetta di godere, con misura, i piaceri della vita, ma anche di affrontare, con una efficace strategia difensiva, le avversità e i mali, in particolare quelli della vecchiaia. Dalla lettura dei classici si comprende che la “Dieta Mediterranea” è, insieme, un modo di nutrirsi e un metodo di pensare, di agire, di vivere. Il libro è edito da “Edizioni dell’Ippogrifo” ed è stato presentato per la prima volta al pubblico il 29 luglio a Sassano in occasione della mostra intitolata “Paolo De Matteis dal Cilento a Sassano” allestita presso Palazzo Babino.

La presentazione è a cura del virologo di fama mondiale Giulio Tarro che scrive: “La salute si cura a tavola dicevano gli antichi. Gli studi sul rapporto cancro/alimentazione sono ormai numerosissimi, uno dei primi è certamente quello cominciato nel 1958 nella valle di Lin Xian, in Cina caratterizzata da una incidenza altissima di tumore all’esofago. La dieta degli abitanti della valle era costituita principalmente da una specie di pomodoro che, avvolto in una buccia di grano e seccato al sole, diventava ruvido e poteva essere conservato anche per dieci anni. L’ingestione di questo frutto provocava, però, una serie di piccole lesioni all’esofago sulle quali andava ad operare una sostanza acida e fungosa che veniva prodotta da una leccornia locale: il cavolo in salamoia. Il continuo impatto di questa muffa sulle escoriazioni dell’esofago poteva provocare, alla lunga, l’insorgere di tumori. Ad aggravare soprattutto la situazione contribuiva l’abitudine dei contadini di conservare per un lungo periodo (fino a tre settimane) il pane; questo, unito al clima umido della valle, favoriva il proliferare di un fungo (il F moniliforum) capace, anch’esso di provocare tumori. Alla scoperta seguì una campagna di informazione e di educazione alimentare e, quindi, una sensibile riduzione nel numero dei tumori all’esofago e all’apparato digerente. Oltre alla eliminazione di cibi non perfettamente conservati, molto possiamo fare per prevenire l’insorgere di tumori dell’apparato digerente. Intanto non ingrassare. Il grasso eccessivo, infatti, aumenta gli acidi biliari e altri costituenti che i batteri degradano in potenziali cancerogeni, oltre a stimolare la produzione di batteri deputati a tale funzione. Un altro consiglio da seguire è mangiare alimenti ricchi di fibre (come gli alimenti integrali, legumi, crusca, verdura…) che aumentano il volume delle feci e quindi ne diluiscono i componenti, compresi i cancerogeni. Le fibre, inoltre, abbassano il tempo di transito intestinale e quindi riducono il contatto di cancerogeni con la mucosa intestinale oltre ad aumentare la produzione di batteri che si cibano di azoto (con la conseguente riduzione di ammoniaca) e di butirrato (che inibisce la trasformazione cellulare). Negli abitanti dell’Africa era praticamente sconosciuto il tumore del colon retto, al contrario così frequente nel mondo occidentale. Anche il consumo di carni insaccate (quasi sempre ricche di nitriti) dovrebbe essere drasticamente ridotto; non certo un caso se il tumore all’apparato digerente risulta più diffuso nelle regioni centrosettentrionali, grandi consumatrici di insaccati. Anche le fritture dovrebbero essere ridotte e così pure gli alcoolici; un’assunzione massiccia di alcool provoca, infatti, un aumento del rischio di cancro della cavità orale, della laringe e dell’esofago. Come già detto una dieta ipercalorica aumenta il rischio di contrarre un cancro (un esempio in tal senso è il tumore alla mammella) così pure il consumo smodato di saccarina, che sarebbe responsabile dell’insorgere di non pochi tumori alla vescica, o di estrogeni sintetici, responsabili di alcuni tumori del fegato e presenti in alcune carni di animali allevati e macellati al di fuori delle normative vigenti. Un discorso a sé meriterebbero poi le conseguenze dell’uso dei pesticidi in agricoltura. Niente di peggio poi è l’abitudine, purtroppo sempre più diffusa, di sostituire alla quiete e alla calma che scandivano i pasti di una volta la fretta e la frenesia che contraddistingue oggi il famigerato «fast
food» il cui continuo riproporsi giorno dopo giorno può portare a qualcosa di molto peggio della pressoché sicura ulcera. Parliamo ora delle cosiddette «diete anticancro» atte, cioè ad allontanare la probabilità di un tumore all’apparato digerente. I pareri del mondo scientifico non sono unanimi; parrebbe comunque confermata la proprietà «anticancerogena» (in quanto antiossidante) della vitaminaA (contenuta nelle carote, albicocche, zucche, patate, dolci…) e della vitamina C (contenuta negli agrumi, nel melone…). La definizione di una «dieta anticancro» è in realtà una questione alquanto controversa. A rendere più complicata la questione contribuiscono, inoltre, i massmedia che, periodicamente, strombazzano sulle «proprietà anticancerogene» di questo o quell’alimento. Pare assodato che esistano alcuni alimenti capaci di diminuire la probabilità di contrarre un tumore anche se finora non ce n’è stato nessuno capace di prevenire o, addirittura, di guarire il cancro. Del resto, se davvero un alimento simile esistesse, con le moltitudini di studi che vengono effettuati sul rapporto cibo/cancro, oggi sarebbe stato già individuato da tempo e troneggerebbe sulle tavole di tutto il mondo. La dieta è di gran lunga il sistema d’intervento più importante per ritardare l’invecchiamento e le malattie correlate con l’anzianità. I polifenoli del tè verde contro il tumore alla prostata, l’indolo-3-carbinolo dei broccoli per difendere il seno. E poi il resveratrolo dell’uva nera, la curcumina e il gingerolo che fermano le cellule impazzite. L’ultima sfida della ricerca è creare nuovi medicinali partendo dai principi attivi del cibo. Il basilico contiene acido ursolico che ha una buona azione antinfiammatoria. Il cavolo e le rape contengono sostanze capaci di attivare i geni BRCA che proteggono dai tumori ereditari della mammella. Le arance rosse esercitano un effetto favorevole sui tumori del tratto digerente superiore. La nutrigenomica è la scienza che studia come il cibo e i geni interagiscono, producendo salute o malattie. Diversi studi epidemiologici indicano come una dieta ricca in verdure e frutta sia associata a un rischio ridotto di tumori. Esiste un rapporto stretto fra obesità e cancro. Lo stato di obesità è uno stato similinfiammatorio che favorisce lo sviluppo di tumori. La guerra al cancro si conduce anche colpendo il microambiente del tumore, e utilizzando i geni che bloccano l’infiammazione. La dieta mediterranea rappresenta un esempio mondiale e globale dell’importanza del cibo selezionato dalla natura, nel Cilento come paradigma, per mangiare una dieta salutare con gli omega 3 ed altri alimenti (vedi il polifenodo delle mele) che inibiscono la crescita di nuovi vasi nei tumori, con noci e nocelle nonché fagioli e fave che proteggono i cromosomi che riparano i danni con maggiore efficacia dal diabete al cancro del seno. Assumendo metformina vi è un rischio ridotto del diabete 2 pari al 31%,ma con “fresh food” di una dieta salutare si ottiene un rischio ridotto del 58%! Tre mesi di “statine” per ridurre il colesterolo, ma con una dieta “salutare” si ottengono gli stessi risultati. La “farmacia” del “fresh food” ha triplicato i pazienti con 40% di riduzione delle complicanze diabetiche ed il 70% di non ospedalizzazione. Peperoncino, zenzero, lo stesso pepe sono stati di recente studiati su scala mondiale per il loro consumo quotidiano e gli effetti sulla mortalità, anche da tumore, con risultati sorprendenti. Dal 10 al 14% il ridotto rischio di morire nel corso di sette anni con uso di cibo piccante da uno a tre giorni della settimana. A questo punto bisogna considerare le sostanze come il resveratrolo, vino rosso in particolare, ed altri antiossidanti che sono ovviamente importanti per il metabolismo cellulare e pertanto agiscono sulle cellule in corso di trasformazione dove prevale la fermentazione. L’attualità dei polifenoli è rappresentata dagli studi sull’ossigenazione cellulare appena premiati dal premio Nobel, assegnato il 7 ottobre 2019 per la fisiologia e la medicina a William Kaelin, Peter Ratcliffe e Gregg Semenza. L’olio extravergine è un ingrediente sempre presente nella dieta mediterranea. Proprio per questo diventa indispensabile il suo uso quotidiano perché la dieta mediterranea è ritenuta la dieta globalmente più appropriata per il buon mantenimento delle funzioni cardiovascolari e di longevità. Per fare un esempio oggi nei ristoranti americani non si dà come inizio del “coperto” il burro, ma l’olio di ulivo. In conclusione consiglio la lettura di questo testo di Francesco Castiello sia per l’accrescimento delle conoscenze sulla materia alimentare, sia per la profonda cultura con cui la letteratura viene riportata
“.

Francesco Castiello è laureato in Giurisprudenza, Scienze Politiche, Sociologia e Storia e Filosofia. È stato giornalista- pubblicista ed è autore di numerosi saggi e monografie in materie antropologiche, giuridiche e sociologiche. È Presidente della Fondazione Grande Lucania ONLUS e Senatore della Repubblica. Per le Edizioni dell’Ippogrifo ha pubblicato il volume Guida di Elea secondo Parmenide (2018) ed il volume Il Fascino del Mito da Ovidio a Paolo De Matteis (2019).

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