Salernum IGP Colli di Salerno è il vino adatto alla Dieta Mediterranea. Salute, benessere e storia racchiusi in una bottiglia che nasce nella terra dei miti

Il vino Salernum IGP Colli di Salerno dell’Azienda Agricola Amina nel 2016 è stato decretato da una commissione di esperti, presenti in giuria al Premio “Vino del Tuffatore”, concorso enologico promosso dal Museo Archeologico di Paestum, quale “vino adatto alla Dieta Mediterranea”. La Dieta Mediterranea riconosciuta dall’Unesco “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità”, per la sua storicità, la valenza culturale e l’effetto benefico sulla salute dell’uomo, è originaria dei Paesi dell’area mediterranea, ed è caratterizzata principalmente da apporto di frutta fresca, verdura, carboidrati non raffinati, frutta secca, cereali, pesce e olio di oliva. Il concetto di Dieta Mediterranea risale agli anni ’60, quando Ancel Keys coniò questo termine in seguito ai risultati dello Studio delle Sette Nazioni che dimostrarono che le popolazioni di Italia e Grecia presentavano una ridotta incidenza di malattie cardiovascolari e tumorali, in confronto con le altre popolazioni studiate. Keys arrivò nel Cilento a Pioppi, piccolo borgo di pescatori, dove comprò un terreno in una località che ribattezzò Minnelea (dalla sintesi tra Minneapolis ed Elea) e costruì la casa che abitò per 40 anni alternando i suoi soggiorni e gli studi tra il Cilento e il Minnesota. Nel 1969, grato alla terra che lo aveva accolto, Ancel Keys volle fortemente che si tenesse a Pioppi il II Congresso internazionale sulle malattie cardiovascolari. Nel 1975 la pubblicazione del libro “How to eat well and stay well, the mediterranean way”, scritto insieme alla moglie Margaret, codificò i dettami di tale stile di vita rendendo nota nei cinque Continenti la “mediterranean way”. Come sostiene anche il Dott. Louis Ignarro, Premio Nobel per la medicina, la Dieta Mediterranea incoraggia l’assunzione di vino principalmente rosso durante i pasti: “il vino è esaltazione del valore terapeutico della buona tavola”. Quando cibo e vino creano la giusta armonia e si compenetrano l’uno nell’altro, nasce “il matrimonio d’amore”, come lo chiamava l’illustre enologo e scrittore Luigi Veronelli, innescando la tipica stabilità emozionale. Insomma vino come cultura, vino come salute e vino come convivialità, proprio come la Dieta Mediterranea.

Nella nostra cultura alimentare il vino è importantissimo. La Dieta Mediterranea, infatti, prevede il consumo di moderate quantità di vino durante i pasti, tanto che numerosi studi hanno effettivamente confermato che un uso moderato di vino può apportare dei benefici all’organismo. Il vino contiene componenti benefiche, una tra queste è l’alcol stesso che, se assunto in quantità limitate, come ad esempio due bicchieri nei due pasti principali per gli uomini e uno per le donne, ha un effetto modulatore sul colesterolo. Oltre all’alcol nel vino rosso vi sono anche i composti polifenolici, tra cui alcuni acidi fenolici, le antocianine, le catechine, i tannini, i flavonoli, le procianidine e il resveratrolo. I polifenoli sono dei potenti antiossidanti e la presenza di questi composti nel vino dipende dalla varietà d’uva, dai processi di vinificazione e dalla composizione del terreno. Bevendo due bicchieri di vino rosso, che equivalgono a 30 gr di alcol giornaliero ammissibile, si assumono circa 120 mg di composti polifenolici, utili alla salute del corpo umano.

La Dieta Mediterranea senza ombra di dubbio affonda le sue radici nell’alimentazione e nella cucina dell’antica Grecia. La cucina greca e magnogreca era frugale, riflettendo un’economia basata sull’agricoltura povera. Era fondata sulla “triade mediterranea”: frumento, olio di oliva e vino. Si dice che i Greci avessero vino rosso, rosato e bianco. Come al giorno d’oggi, ve ne erano di diverse qualità, dal normale vino da tavola a quello di qualità. I Greci a volte addolcivano il loro vino con miele e lo rendevano medicinale aggiungendo timo, menta e altre erbe aromatiche. Il vino veniva generalmente allungato con l’acqua. Il consumo di vino non miscelato o “akraton”, usanza praticata dai barbari del nord, si pensava rischiasse di portare alla pazzia e alla morte. Molti secoli dopo la Scuola Medica Salernitana aveva saputo fondere le quattro grandi culture mediterranee del passato (l’ebraica, l’araba, la greca e la latina), mettendo la prevenzione al primo posto come modello di vita salutare, anziché concentrarsi su approcci di tipo terapeutico. Di primaria importanza erano considerate già allora l’armonia psico-fisica e la dietetica come regole di vita; le proprietà medicamentose delle piante officinali vennero studiate e sfruttate nell’alimentazione quotidiana e altra grande importanza venne attribuita agli effetti benefici del vino.

Il Salernum dunque è una miscela ben riuscita di storia e benessere, un vino ricco di antiossidanti, elisir di lunga vita, che accompagna con sensualità i momenti collegati al piacere della tavola, tipici della Dieta e dello stile di vita mediterranei. Ideale se associato ai cibi consentiti dalla Dieta quali: pasta, legumi, cereali, pesce. Avendo questo vino un palato morbido e voluminoso, che accoglie un sorso generoso ma troppo allappante, tenendo in considerazione la sua spiccata giovinezza (vendemmia 2015), un finale equilibrato ed avvolgente che andrà a migliorare negli anni, lo si può abbinare facilmente al ragù, allo scarpariello, a pesce azzurro in umido, al baccalà alla marinara, a zuppe di orzo o farro con legumi e castagne, minestre di verdure di campo, patate agli aromi, carni bianche al pomodoro.

Volendo osare, si potrebbe accostare perfino a del cioccolato fondente al 70%, concesso a piccole dosi durante la settimana, un toccasana per il cuore. Il Salernum è un nettare dalle armoniose tonalità, in cui spicca la fragranza delle bacche rosse prodotte nelle colline baciate dal sole, che circondano la splendida città di Salerno.

Annamaria Parlato

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