Pithekusa è la quarta birra di “Amalfi Coast Beer”. Una weiss chiara e dissetante che omaggia l’isola di Ischia

Chi sa di essere non ha bisogno di apparire. Questa è una massima che ripeto spesso a me stessa ma che Rosa Recchimuzzi e Mariella Zito interpretano alla perfezione, perché loro imprenditrici di “sostanza” e non di “fuffa”, come direbbe qualcuno, hanno in due anni seminato faticosamente per raccogliere il quarto frutto cresciuto nel magico frutteto brassicolo. Il quarto frutto appunto reca il nome di Pithekusa, l’antico appellativo dell’Isola di Ischia dato da un gruppo di coloni greci o da una comunità mercantile proveniente da Eubea e Eretria. Pithekusa significa in greco “Isola delle scimmie”, facendo forse riferimento alla leggenda dei Cercopi Frinonda ed Euribato, narrata nel 90 a.C. dallo storico e geografo alessandrino Xenagora, trasformati da Zeus in scimmie (cercopitechi). L’Isola delle scimmie, spiegherebbe, anche il plurale “Pithekoussai” che più volte ricorre nei testi antichi per designare Ischia e Procida. Vi è ancora un’altra teoria interpretativa a proposito di Pithekusa, che fa invece riferimento alla “Naturalis Historia” di Plinio Il Vecchio. Secondo lo storico romano il toponimo “Pithekusa” si ricollegherebbe al greco “pithoi” termine a sua volta riconducibile alla lavorazione della terracotta. Ma senza perdermi in complessi ragionamenti circa l’etimologia dell’origine di Pithekusa, ho chiesto alle due sirene delle Costa d’Amalfi per quale motivo il loro nuovo gioiello si chiamasse così. Loro hanno prontamente risposto che Ischia è semplicemente il ricordo di un viaggio bellissimo di alcuni anni fa, forse la meta dalla quale è partito tutto, prima una sbiadita visione e poi un progetto che si è consolidato nel tempo e che ha cambiato significativamente le loro esistenze. Questa birra, come d’altronde anche le altre tre (Amalphia, Regina Maior, Veteri), rispecchia molto i loro caratteri e personalità: è eroica come i primi coloni ellenici in Occidente che elessero Ischia a florida dimora dei loro traffici e del loro fine artigianato. In questa birra che celebra l’originario nome greco è possibile godere dell’oro che i fabbri estraevano dal ricco terreno vulcanico. E’ una birra chiara della tipologia “weiss”, fatta di acqua, malto, frumento, lievito e luppolo, dal colore giallo paglierino leggermente opaco e torbido. Non è molto alcolica, si attesta sui 5%, presenta gasatura vivace e un bel cappello di schiuma abbondante e densa di colore bianco latte. In bocca è fresca, tendente al dolce con chiusura acida ma non invadente. Al naso prevalgono note tipiche di banana matura con lievi sentori di vaniglia e frumento. Dissetante si abbina agli aperitivi o in accompagnamento a formaggi freschi, carni bianche e leggermente piccanti, pesce, frutta (soprattutto cocomero) e dolci. Le due sirene dal temperamento mediterraneo e per certi aspetti un po’ celtico, hanno compiuto l’ennesima fatica di Ercole, mettendo in commercio una birra unica nel suo genere, difficile da realizzare e poco diffusa in zona. Le birre weiss o wizen, ossia una famiglia di birre artigianali prodotte dalla fermentazione del frumento, sono di origine tedesca e diversamente dalle sorelle blanche belghe, non vengono prodotte con l’aggiunta di ulteriori ingredienti extra, ma seguono il rigido dettame dell’Editto sulla Purezza in vigore dal 1516, nato per tutelare i panificatori e fissare le materie prime consentite nella produzione brassicola. A seconda del grado di purezza, filtrazione, colore o grado alcolico possono essere suddivise in: hefeweizen, kristallweizen, dunkelweizen, weizenstarkbier, weizenbock e Leichtes Weizen. Il packaging di Pithekusa vuole un’etichetta azzurra rigorosamente apposta a mano sulla bottiglia insieme al cordoncino che regge il talloncino con una breve descrizione del prodotto. Il colore è proprio quello del mare dell’isola del Golfo di Napoli ed è anche il simbolo della comunicazione attraverso la creatività. L’azzurro collocato tra il colore verde e il colore indaco nello spettro luminoso, allo stesso modo di Rosa e Mariella, trasmette un senso di pacatezza aiutando la meditazione e l’estroversione. Pithekusa è un sogno verso mete lontane, verso l’infinito, verso la profondità degli abissi e alla prima sorsata saprà sbalordire producendo un effetto di quiete, soddisfazione ed armonia, infondendo l’immortalità tipica degli dei e degli eroi che seppero trionfare in epoche remote  celebrando le vittorie grazie alle loro qualità fisiche e intellettuali.

Annamaria Parlato

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...