Dai capolavori dell’arte bizantina al ricettario del medico Antimo. La cucina di Bisanzio

Mosaici Chiesa San Vitale a Ravenna VI secolo d.C. - L'imperatrice Teodora e la sua corte.
Mosaici Chiesa San Vitale a Ravenna VI secolo d.C. – L’imperatrice Teodora e la sua corte.

I CAPOLAVORI DELL’ARTE BIZANTINA.

L’arte bizantina costituì un vasto e complesso patrimonio artistico connesso alla civiltà elaborata a Bisanzio (Costantinopoli) sotto l’Impero romano d’Oriente (330-1453). Sorse come arte popolare dettata da un profondo senso religioso e divenne in seguito arte di corte, promossa da quest’ultima e dalla Chiesa d’Oriente. Ebbe enorme diffusione ad Oriente ed Occidente dei confini dell’Impero (Asia, Africa, Europa), determinando uno dei più grandiosi e duraturi fenomeni culturali della storia. Nonostante la sua straordinaria diffusione, l’arte bizantina presentò ovunque singolari affinità stilistiche e iconografiche. In sintesi con l’arte classica, volta alla rappresentazione e alla valorizzazione della realtà fisica, essa alludeva sempre ad una realtà ultraterrena mediante l’adozione d’immagini altamente ideali, fuori dal tempo e dallo spazio, e alla connessione di significati simbolici ed emblematici con forme e figure anche nel campo architettonico. Fondamentali mezzi d’espressione di quest’arte furono il colore, vivo e luminoso, che suggeriva l’incanto di un mondo pervaso dalla luce di Dio, e lo spiegamento prospettico delle figure che ne distruggeva il peso ed il volume, isolandole in una visione estatica e maestosa. Malgrado i suoi caratteri di astrazione formale e di oscuro significato, l’arte bizantina influì profondamente sulle vicende artistiche del Medioevo europeo, particolarmente in Italia. Ma il profondo movimento dell’Umanesimo prima e quello rinnovatore del Rinascimento poi, con il suo indirizzo spirituale ed estetico prettamente in antitesi con l’arte bizantina ne decretò in Europa la fine, che divenne poi irrevocabile con la caduta dell’Impero d’Oriente per opera dei Turchi (1453).

IL DE OBSERVATIONE CIBORUM.

La cucina bizantina a seconda delle classi sociali così poteva variare. I nobili mangiavano piatti elaborati e molto raffinati nello stesso tempo. La lattuga cotta era apprezzatissima e si producevano diversi formaggi tra cui l’anthotiro e il kefalintzin. Il lardo e il garum erano usati per condire e amati erano anche pesci e crostacei. Le frittate di consistenza spugnosa erano chiamate sphoungata

Antimo medico greco, prima alla corte dell’imperatore romano d’Oriente Zenone e di suo figlio Teodorico da Ravenna nel 481 d.C., e poi del re ostrogoto Teodorico a Metz, nel suo “De observatione ciborum ad Theodoricum regem Francorum epistola“, composto dopo il 511 d.C., ci parlò con minuzia di regole precise, regimi dietetici e ricette di epoca bizantina. Per la prima volta nella storia un medico di madre lingua greca scrisse ad un re di lingua tedesca, servendosi del latino come lingua di mediazione culturale. Il ricettario fu importantissimo, rimanendo uno dei capisaldi della cucina medievale nel periodo compreso tra il 500 d.C. e il 1000 d.C. Questo trattatello conteneva precetti di tipo medico su come seguire un’alimentazione sana, naturale e dietetica, che sapesse mescolare la tradizione mediterranea dei piatti usati dai Romani, riadattati ad un gusto più “tedesco”, tipico  della nobiltà e dei guerrieri di origine germanica, amanti di sapori più rozzi e decisi. Precursore della nostra dieta mediterranea, raccomandava di mangiare e bere con moderazione, senza fare grandi abbuffate, inoltre invogliava il lettore a scegliere cibi di qualità e a saper fare i giusti abbinamenti con le bevande, prediligendo legumi frutta e verdure. Esaltò il pane di frumento piuttosto che quello di spelta o di orzo, usato dai barbari. Avvicinandosi ai gusti d’oltralpe consigliò come cucinare la carne di bue, ma secondo usi e costumi dei Romani, preferendo la bollitura, gli abbinamenti in agro-dolce con il miele e l’aceto (ossimmello), le spezie (il costio e l’appio) ed il vino. Una sua ricetta famosa è quella delle carote fritte in olio di vinaccioli o di oliva, che vengono prima lessate e poi passate in una pastella di uova, farina di frumento, sale e pepe.

Annamaria Parlato

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