Tre metri sopra al cielo, Melchiò a Furore. Tra terra e mare, piatti che fanno vibrare le corde dell’anima

Non cercarla qui la ciambella di case raccolte intorno alla piazza. Non la troverai. Furore, il paese che non c’è, il paese non paese, col suo abitato sparso sui fianchi della montagna a strapiombo sul mare, si offre a piccole dosi, si lascia scoprire con civettuola ritrosia. Batterai sentieri e petingoli, stretti fra fazzoletti di terra miracolosamente strappati alla roccia e coltivati con amore antico, quasi con ostinazione. Berrai vini – bianco e rosso – freschi e briosi, “capaci di buttarti dentro tutto il sole e tutta l’allegria che hai sulla pelle”. Ammirerai vigne e giardini, terrazzi e pergolati, poggi e tornanti che dirupano a mare. E muri: muri a secco, muri dipinti, muri istoriati. Muri parlanti. Muri d’autore. E chiese, e campanili svettanti e cupole arabeggianti. Una vertigine di panorami immersa in una luce senza suoni, sospesa, irreale e segreta come una favola. Ascolterai il silenzio. Coglierai l’alito dell’universo nella voce lontana del mare. Avvertirai il profumo del mito nel respiro di qualche ninfa innamorata che da sempre abita questi anfratti. Vivrai un’atmosfera sognante e al tempo stesso inquietante, dove ogni sguardo è già emozione e ogni pensiero è già sogno. (Il paese che non c’è – Raffaele Ferraioli, 2013 – Officine Zephiro )

Furore, un angolo di Norvegia nel cuore del Mediterraneo, un giardino pensile con le sue case di pescatori e quei panorami mozzafiato che seppero fare breccia anche nel cure di Anna Magnani e Roberto Rossellini che scelsero il borgo come loro nido d’amore. In questo mondo fiabesco Vito Piccolo, Caterina ed Ermelinda Cavaliere da un anno circa gestiscono con passione e competenza il Ristorante Melchiò. Un territorio così generoso in prodotti, come quello di Furore, è il sogno di ogni chef che può avere quotidianamente a disposizione il meglio che madre natura riesce ad offrire, secondo le stagioni. Il turista in cerca di cose particolari, il manager impegnato in una colazione di lavoro o due innamorati in vena di romanticismo, troveranno al Melchiò tutto ciò di cui avranno bisogno. Atmosfera piacevole, una trentina di coperti e veduta sulle profondità del mare, fanno di Melchiò una meta privilegiata ed esclusiva.

Lo chef Vito Piccolo originario di Scafati ha alle spalle un grosso baglio di esperienza acquisito per lo più nelle cucine degli alberghi di lusso sul territorio nazionale e della Costiera Amalfitana. La sua è una cucina fresca, genuina, mediterranea e molto colorata che fa eco ai numerosi murales sparsi lungo le viuzze del paese, che dal 1983 vengono realizzati da noti artisti italiani e stranieri assieme a sculture e pitture, tanto da far attribuire a Furore l’appellativo di “Paese Dipinto”. D’altronde l’occhio vuole sempre la sua parte e questo Vito l’ha intuito, lui che spesso prende come punto di riferimento l’estro dello stellato di Senigallia Mauro Uliassi e la sua cucina “erotica”, che cerca il piacere nel commensale, portandolo in estasi. Caterina, sua moglie, furitana doc, è un’ottima restaurant manager, sempre pronta a soddisfare le richieste più esigenti dei clienti, provenienti da ogni parte del mondo. Ermelinda Cavaliere, sorella di Caterina, è la pastry chef della brigata di cucina; meticolosa conoscitrice delle tecniche più innovative dell’arte dolciaria, si è formata alla Chef Academy di Terni. I suoi dolci sono così accattivanti che rendono sublime ogni fine pasto.

Un goloso entrée di benvenuto ha dato il via ad un vero e proprio viaggio esperienziale ed emozionale nel gusto. Una soffice montanarina con salsa di pomodoro fresco, basilico, fiordilatte di Agerola e spolverata di parmigiano reggiano ha dato input positivo alla degustazione.

Il pane, i grissini e le focacce sono stati realizzati artigianalmente da Vito, così come alcuni formati di pasta fresca presenti nel menù.

L’insalatina tiepida di astice con frutta e verdure croccanti di stagione è risultata un’opera d’arte che difficilmente si dimenticherà. L’astice in questo caso è andato quasi in secondo piano, diventando esso stesso contorno delle verdure più disparate, dei fiori eduli, dei germogli e della frutta succosa, dolce e profumata, in un gioco di contrasti notevole. In abbinamento il rosato “Terre Saracene” della cantina Ettore Sammarco di Ravello, un vino di pregio ottenuto da un 60% di Piè di Rosso e un 40% di Aglianico, le cui uve sono allevate a spalliera e pergola amalfitana. Presenta spiccati sentori fruttati e floreali ed un bel color cerasuolo; è stato vincitore all’Oscar del Vino 2019 di Roma nella categoria “Miglior Rosato”.

Le capesante leggermente scottate su schiacciatina di patate bianche di Agerola e carciofi fritti sono risultate raffinatissime e delicate, sode e saporite. Sapori indovinati e ben equilibrati tra loro.

A seguire gamberi piastrati con fiori di zucca in tempura classico e ripieno di crema di ricotta e sfusato amalfitano e zucchine alla scapece. Ancora armonie di colori e toni in questo antipasto che ha spinto la mente verso un viaggio senza tempo e confini, tra i flutti del mare color smeraldo, tinteggiato di lapislazzuli e acqua marina.

Il risotto alle seppie, piselli e corallo lo si è potuto racchiudere in quattro parole: semplicità, innovazione, seduzione, bellezza. Il dripping di nero di seppia lo ha trasformato poi in arte pittorica.

Il nasello con panure agli agrumi ed erbe della macchia mediterranea in guazzetto di pesce, con asparagi selvatici, porri, patate e zucchine è stato eseguito in maniera ineccepibile. Un piatto leggero, salutare e ben bilanciato, che ha conservato tutti i suoi aromi e i suoi umori, restando morbido e saporito, un vero capolavoro.

Infine la deliziosa composizione di dolci della pasticciera Linda: bavarese al cacao con inserto di cremoso al pistacchio e bavarese al pistacchio con gelèe ai frutti di bosco e terriccio di torta caprese. Le forme appaganti e avvolgenti che hanno reso vivo il ricordo delle cupole arabeggianti delle chiese della Costiera Amalfitana, hanno rapito i sensi in un lascivo effluvio di emozioni, rendendo speciale l’esperienza da Melchiò.

Che sia l’inizio di una serie di successi, le premesse ci sono tutte e anche l’impegno nel fare le cose con professionalità. Melchiò ha una mission ben specifica: narrare la storia di un territorio e dei suoi abitanti, fatta di rinunce e sacrifici, passioni e dedizione per la buona cucina.

La passione in tutto. Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua. (Gabriele D’Annunzio)

Ristorante Melchiò
Via Santa Maria Vecchia, 5 – Furore (Sa)
Cell. 333 9155962 www.melchio.it

info@amalfitourvacation.it

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