Nella vita bisogna togliersi uno sfizio ogni tanto. Capperi che Pizza a Salerno è il posto giusto per farlo!

L’estate ancora invoglia ad uscire e allora che si fa? Si va alla ricerca del buono e del bello che il territorio ha da offrire. A Salerno, zona industriale, a due passi dai centri commerciali (Expert, Siniscalchi, MediaWorld) e dal mare della litoranea, ho scoperto una pizzeria di nuova apertura ma di vecchie conoscenze, “Capperi che Pizza” della famiglia Acciaio, brand concepito in franchising con locali già inaugurati a Milano e Lugano. La parte esterna della pizzeria si presenta con un enorme parcheggio custodito a pagamento, un dehor ben attrezzato con piscina illuminata durante le ore serali e “la chicca”, un orto didattico in miniatura con le varietà di pomodori campani più conosciuti quali: Corbarino, Piennolo giallo e rosso e San Marzano. L’idea è venuta a Carlo D’Amato dei I Sapori di Corbara.

Non soddisfatta sono andata in perlustrazione anche degli ambienti interni. Il primo dettaglio che ha destato la mia attenzione è stato quello relativo alla porta d’ingresso che aveva una pala della pizza al posto della classica maniglia. Fantastica!

E poi mi si è aperto un mondo fatto di colori, pezzi di design accuratamente assemblati con manufatti in legno, maioliche colorate e mensole con i prodotti esposti in bella mostra, che volendo possono essere anche acquistati in loco, tra cui tipicità DOP, IGP e Slow Food, garanzia di digeribilità e benessere del cibo. Perfino un albero di ulivo è stato inserito al centro di un tavolo, per ricreare quell’atmosfera di convivialità ispirata dalla natura del territorio, con la quale tutto il locale è in sintonia.

Dopo tutto quest’osservare e gironzolare la fame è incalzata e quindi mi sono accomodata all’esterno, approfittando ancora del clima favorevole che solo la bella stagione può regalarci. Ed ecco il momento più desiderato e idealizzato: la degustazione delle pizze gourmet. Si perché questa pizzeria è un progetto innovativo che nasce da un attento percorso di ricerca e selezione avviato dalla famiglia Acciaio negli anni ’60, partendo dall’area del Vesuvio con le gastronomie Lucullus, in particolare da Giuseppe. Sul sito internet del locale (www.capperichepizza.com) viene spiegato molto bene quanto lavoro c’è dietro ad un progetto di pizza definita oggi “gourmet“, e infatti si può leggere:” Selezione ed affinamento di formaggi italiani, lavorazione di salumi, pomodori speciali, conserve di tonno ed alici sublimi. I profumi della terra e del mare presentati in botteghe di specialità, che col tempo si sono arricchite fino ed evolversi nella nuova era delle pizzerie gourmet. Pizzerie cioè che pongono in primo piano il buono e saporito, senza sotterfugi e con attenzione estrema al benessere del cibo e quindi del consumatore. Pizzerie che accompagnano ogni ricetta con informazioni dettagliate degli ingredienti, dalla tracciabilità con rapporti diretti con i produttori del circuito ai metodi di lavorazione, per esaltarle al meglio al palato ed indicare i giusti abbinamenti, così da rendere le ricette sempre equilibrate, in ogni aspetto.” E quindi dopo questa soddisfacente premessa mi sono accinta ad addentare le mie pizze fumanti su piatti di ceramica vietrese e a placare la sete con dell’ottima birra artigianale.

Sono partita da una margherita “Sua eccellenza” con filetto di pomodoro in salsa di corbarino “Sua Eccellenza I Sapori di Corbara”, mozzarella di bufala DOP, olio bio DOP e basilico.

Ho continuato con quelle super gourmet. Di cui la “Caprese d’inverno” composta da spicchi di pizza bianca, su cui a crudo sono state adagiate fette di mozzarella di bufala campana DOP, pomodorini corbarini in acqua e sale, origano di montagna, olio EVO BIO e basilico;

Ancora la “Simon Bon” sempre a spicchi con provola affumicata di bufala campana DOP, mortadella di Bologna BIO Presidio Slow Food, pesto di pistacchio di Sicilia, parmigiano reggiano DOP stagionato 24/26 mesi, olio EVO BIO e basilico;

In chiusura “Cascata San Daniele” con mozzarella di bufala campana DOP  a fette, prosciutto crudo San Daniele DOP stagionato 18/24 mesi, olive Caiazzane condite in olio EVO Presidio Slow Food, olio EVO BIO e basilico.

Tra le birre ho scelto come al solito quelle che prediligo di più, a gradazione un tantino più elevata, come la belga Lupulus Brune dagli aromi di frutta rossa e caramello, alta fermentazione e colore rosso bruno, e con mia grandissima meraviglia la Dulcis 12, una tedesca ad alta fermentazione alcolica quasi quanto un vino, con i suoi 11 gradi, colore ambrato carico, sentori di frutta caramellata e miele, mi ha mandato in estasi ma non su di giri. Piacevolissima.

La cena è terminata con alcune forchettate di ricotta e pere e ricotta e pistacchio del maestro Pasticciere Alfonso Pepe. Quest’ultima è stata un trionfo di golosità, che mi ha lasciato con il perenne desiderio di volerne ancora.

Insomma che dire tutto squisito, tutto meraviglioso, menù ricchissimo di proposte riguardanti anche i fritti, carta delle birre, dei vini e dei distillati ben assortita, curata dal bier sommelier Gilberto Acciaio. Impasti ben idratati, farine semi-integrali e integrali selezionatissime del Molino Quaglia, prodotti eccellenti, cornicione pronunciato al punto giusto, la tradizione che si rinnova con proposte sempre originali ed allettanti. Cosa desiderare di più? Perfino il capo pizzaiolo Cosimo Bonavita, pizzaiolo gourmet di terzo livello, allievo del conosciutissimo maestro Luigi Acciaio, che tiene corsi sulla pizza in tutta Italia, mi ha spiegato la tecnica di lavorazione del suo impasto a mano di farina integrale Petra 9, ottenuto grazie all’ausilio di un’impastatrice A.T. di ultima generazione, che non va a sostituire il lavoro manuale dell’artigiano, ma solo a migliorarlo.

Prezzi forse un tantino alti rispetto alla norma? Come dico sempre, alla fine sono stata bene e ho mangiato divinamente, e quindi ogni tanto “nu sfizio ‘e levammencell no???”

Annamaria Parlato

Capperi che Pizza-Salerno

Via Roberto Wenner, 1 – 84131 Salerno
Ph. +39 089 9960136
salerno@capperichepizza.com

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