citazione E il settimo giorno, Dio creò Pangurmè! Panini d’autore nel centro storico di Eboli

Il Panino gourmet o panino d’eccellenza è oggi moda o convinzione? Può essere entrambe le cose: c’è chi lo sceglie perché allo stato attuale è parte integrante della cosiddetta categoria degli “street food”, andandone matto, e chi invece vuol seguire semplicemente una tendenza gastronomica che si sta pian piano facendo strada nel nostro Paese e che la critica tendenzialmente rifiuta ma di cui contemporaneamente è anche incuriosita. Chi scrive ad esempio è una di quelle persone a cui piace, a prescindere da tutto, il panino ovviamente di qualità e che ha intenzione di approfondire questo settore in forte crescita. Partiamo da lontano e vediamo quando e dove nasce il panino, meglio conosciuto con il nome di hamburger. L’Hamburger è un grande classico made in USA, ovvero la famosa schiacciatina di carne macinata celebre quanto la pizza, racchiusa in due fette di pane, accompagnata da svariati ingredienti, ma che deve il suo nome alla città di Amburgo. Infatti proprio nel XVIII secolo Amburgo era la città tedesca più nota ai marinai europei e newyorkesi, per i suoi commerci marittimi e per il suo piatto all’epoca conosciuto con il nome di hamburg steak ossia “bistecca all’amburghese”. I marinai tedeschi che affollavano i porti di NewYork, durante i loro viaggi fecero conoscere la pietanza in America. Nacquero così nella città americana diversi punti vendita del rinomato piatto tedesco per far felici i marinai provenienti dalla Germania e favorire i commerci. Molte città o stati d’America si contesero però la nascita del primo hamburger della storia tra cui il Texas esattamente sul finire del XIX secolo e la città di Tulsa in Oklahoma, con l’inventore Oscar Weber Bilby  nel 1891 che servì la carne sul morbido “bun”, meglio noto come panino al latte né dolce né salato. Questa è la storia, l’attualità è altra. Per sfatare il mito e la convinzione che l’hamburger sia collegato ad un’idea di cibo-spazzatura, tipico alimento da fast food, commercializzato negli anni ’70 da note catene americane, come McDonald’s, Burger King, ecc., bisogna per forza maggiore andare a fare una capatina ad Eboli da Pangurmè dello chef Antonello Martuscelli. L’ingegnere meccanico Martuscelli che poi da uomo di scienze è diventato chef, non è una matricola nel panorama della ristorazione, con una lunga e avviata carriera alle spalle.

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Elementi di design in stile “steampunk fantasy”

Nella sua magica paninoteca di design, arredata in stile industriale di epoca vittoriana (steampunk fantasy), dove numerosi sono i dettagli per gli oggetti insoliti quasi fantascientifici,  appena entrati eliminerete dalla vostra mente il cibo-spazzatura (junk food) e inizierete a guardare con occhi diversi questi sublimi panini dalla soffice consistenza e dagli svariati e succulenti ripieni. Quello di Antonello è il vero panino gourmet, a partire dal pane, rigorosamente artigianale, leggerissimo, che non appesantisce e che invoglia a mangiarne anche più di uno.

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Bun artigianali ancora caldi

Però prima di scegliere dal menù il vostro panino preferito è obbligatorio, una volta seduti, iniziare ad ordinare una porzione di chips tagliate a mano, sottilissime, croccanti e fritte a regola d’arte, accompagnate da salse artigianali.

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Chips tagliate a mano

Le salse non industriali sono un altro punto di forza di Pangurmè, originali e fantasiose come la maionese tartufata, quella con senape di Digione o la salsa habanero abbastanza piccante. Tra i panini vegetariani interessante è il nuovissimo “jevulese”,  risalente ad una ricetta del periodo della seconda guerra mondiale, nata quando tante famiglie rimaste senza casa, vissero nel complesso monumentale di San Francesco ad Eboli, allora sede del Municipio e rivisitata da Antonello. Questo panino viene farcito con stracciatella di bufala, olive, pomodori secchi sott’olio, lattuga e maionese ai capperi.

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Pangurmè jevulese

Tra i panini a base di carne di prima qualità, invece si segnala il “Caesar”, ispirato alla nota insalata, con lattuga, pomodori, cheddar selezionato, salsa caesar e hamburger di pollo o il “Milano” con hamburger di manzo, salsa al campari, composta di arance, camembert e spinacino. C’è ancora l'”Omaggio a Cracco”, con hamburger di manzo, tuorlo d’uovo marinato, acqua di parmigiano, valerianella, maionese al tartufo e salsa barbecue.

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Pangurmè Milano
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Pangurmè Omaggio a Cracco

Infine non mancano i golosissimi pangurmè dolci in due versioni, una con mousse di ricotta di bufala e salsa ai frutti di bosco, e l’altra con crema di nocciole e mascarpone, entrambi imbiancati da candido zucchero a velo.

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Pangurmè dolce con mousse di ricotta di bufala e salsa ai frutti di bosco
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Pangurmè dolce con crema di nocciole e mascarpone

La sezione beverage del menù prevede ottime birre artigianali spagnole del birrificio Alhambra, la belga Delirium Tremens e l’italianissima trappista Tre Fontane, una birra ad alta fermentazione prodotta con ricetta della Comunità dei Monaci dell’omonima abbazia. Gli amanti del vino potranno consolarsi con un Taurasi alla mescita o vino in bottiglia a seconda delle disponibilità. Il rapporto qualità/prezzo è sbalorditivo. Il locale è aperto sia a pranzo che a cena, ed ha la possibilità di garantire il servizio d’asporto. L’hamburger anche nella storia dell’arte ha avuto i suoi fans, in particolar modo tra gli esponenti della Pop-Art come Andy Wahrol e Roy Lichtenstein, che fondarono una tendenza artistica nata poco prima del 1955 negli USA da un risorto interesse per il dadaismo, che  volle richiamare l’attenzione sulla banalità e brutalità oggettiva e spersonalizzata degli oggetti di uso quotidiano, accettandoli al tempo stesso e mettendoli sulla tela in serie, con colori sgargianti attinti dai fumetti. L’hamburger o panino per dirla all’italiana al momento resta uno degli status symbol culinari, è diventato oggi lo spuntino preferito dai radical chic, ma anche la cena ideale di famigliole o gruppi di teenager che amano sballarsi a suon di formaggi filanti e salse sbrodolanti. Verissimo, perché se non ti sporchi e non ti lecchi le dita mentre lo mangi, godi solo a metà.

Annamaria Parlato

 

CONTATTI:

Corso Garibaldi 84, Eboli (SA)
MOBILE: 392 358 4370
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