La passione, quella autentica, non è intermittente, non fa sconti ma nemmeno pause. E’ un continuum caratterizzato da una apparente quiescenza, perché come fuoco da ravvivare, è sempre lì, in attesa, in agguato, pronta a manifestarsi con tutta la sua potenza. Tommaso Mansi, Bar Manager del Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast e Alfonso Amatruda, Restaurant Manager della stessa struttura cinque stelle lusso di Ravello, ne sono la prova inconfutabile. Il primo, alla cabina di comando di uno dei bar più iconici dell’intera Costiera Amalfitana, è sapiente conoscitore e miscelatore di sapori, ingredienti, è capace di calibrare e speziare, di misurare e stupire, di seguire la tradizione e, nel contempo, di stravolgerla nel modo più giusto. Alfonso Amatruda, Restaurant Manager, è la presenza costante del momento in cui chiunque, anche l’ospite più impossibile e complicato, è sé stesso, ossia a tavola, quando appunto cadono le barriere, le sovrastrutture, e la piacevolezza di un boccone o di un sorso di vino, si traducono in sincerità. Raggiungere il cuore della loro passione non è difficile: è talmente radicata nella loro quotidianità da straripare e avvolgere, coinvolgere.

Tommaso Mansi
Bar Manager
Tommaso, la scelta di un drink può fungere un po’ da scandaglio psicologico dell’ospite? La psicologia è una materia profonda e delicata che credo sia opportuno lasciare agli addetti ,direi piuttosto che scegliere un drink rispetto ad un altro aiuta a capire i gusti del cliente. Se ad esempio un ospitesceglie un Martini oppure un Old fashioned probabilmente è abituato a sapori forti e decisi,se invece sceglie un long drink magari preferisce cose più leggere e dissetanti, la scelta di un Sour vorrà indicare predisposizione a drink freschi con spiccata acidità mentre la scelta di liquori secchi, non miscelati, può indicare la preferenza sul bere in purezza senza alterazioni di sorta.
Quindi, facendo questo mestiere da tempo, si riesce a capire che tipo di cliente si ha davanti osservando ciò che beve, giusto? Credo che l’esperienza acquisita aiuti a capirne in parte le preferenze ma le variabili sono infinite .Le persone scelgono in base a molteplici fattori, per esempio il momento stesso della giornata,il clima, se si è da soli o in compagnia, la stagione dell’anno.
Tutto influisce sulla decisione, anche la simpatia di chi propone un drink piuttosto che un altro.
Accettare di assaggiare una nuova proposta di cocktail, per esempio, indica la fiducia che si è creata tra il barman e l’ospite e che permetterà così a quest’ultimo di provare qualcosa di sconosciuto fidandosi dell’ altro.
Quanta percentuale di talento e quanta di passione ci sono nel tuo mestiere? Più che talento ,quello che mi riconosco è una certa predisposizione a cogliere i bisogni dell’ospite ed ad intuire cosa possa sorprenderlo e farlo stare bene.
La passione si, è una parte fondamentale di quello che faccio ma ritengo sia più ospitalità allo stato puro che un vero e proprio mestiere. Fare un ottimo cocktail non basta: è il rapporto che si riesce ad instaurare con l’ospite ,la reciproca stima e fiducia che permettono di lasciare un ricordo indelebile nelle sue esperienze e fare in modo che ritorni .
Se potessi servire il tuo famoso e osannato Gimlet ad un personaggio del passato, chi sarebbe e perché?
Forse lo proporrei al suo inventore sir Thomas Gimelette,facendogli così capire che i limoni della Costiera Amalfitana hanno veramente una marcia in più e che per alcuni drink sono anche preferibili al lime.
Alfonso Amatruda
Restaurant Manager
La volta, se c’è stata, in cui parlando con un cliente o avvicinandoti al suo tavolo, hai tremato per l’emozione o per l’imbarazzo? Più che a tavola, posso raccontarti di quando ho fatto un room service nella stanza di Naomi Campbell. Avevo un certo timore perché, notoriamente, viene descritta come capricciosa, aggressiva. Invece quella volta aveva ordinato in camera perché non stava bene, era in hotel in occasione del suo cinquantesimo compleanno. Mi è apparsa estremamente indifesa, gentile, quasi fragile, tenera. Ricordo che ordinò una tisana. Era una donna completamente diversa da quella descritta sui giornali come insopportabile e litigiosa.
La tavola è un ring di emozioni ma anche il luogo in cui, probabilmente, si è più sinceri. I momenti privati degli ospiti che sei riuscito a cogliere? Frustrazioni, gioie, confessioni? Anche in questo caso posso raccontarti un episodio. Abbiamo ospitato alcuni clienti che avevano già creato diversi problemi in altre proprietà Belmond. Erano una madre con suo figlio e, ovviamente, eravamo timorosi perché ci aspettavamo la stessa situazione. Invece la signora è stata così bene da noi, da rivelarsi estremamente gentile ed amichevole, quello che sembrava un campo minato si è trasformato invece in un sentiero agevole. Sono convinto che il primo approccio con un cliente sia fondamentale: se sei autentico, professionale ma spontaneo, se riesci a conquistarli subito, allora puoi anche concederti qualche piccola, umana sbavatura. Gli ospiti si rendono conto quando si mette il cuore in qualcosa e ti perdonano anche una gaffe o un errore nella loro lingua.
Quando gli ospiti vanno via e i tavoli restano vuoti, oltre alla comprensibile fatica, c’è un pensiero che ti accompagna fino al rientro a casa? Generalmente ripenso alla serata, a come si è svolta. Se gli ospiti sono stati felici, allora rientro soddisfatto perché so che siamo stati bravi e che abbiamo garantito loro le emozioni che cercavano. Molto spesso gli ospiti arrivano portandosi addosso stanchezza, frustrazioni e la vacanza è il momento in cui cercano di rilassarsi, ovviamente, e di stare bene. La gioia più grande per chi fa il mio mestiere è sentire un ospite che mi confessa di tornare di anno in anno non per il Caruso, non solo per la struttura in sé, ma per le persone come me, che lavorano con dedizione e con passione.
Si chiude così questa nuova intervista doppia che voglio cesellare inserendo due episodi. Non posseggo certo la memoria storica della struttura e degli avvenimenti di Tommaso Mansi, tantomeno l’esperienza nell’approccio con gli ospiti di Alfonso Amatruda, entrambi sono fuoriclasse dell’accoglienza di lusso. Tuttavia posseggo la sensibilità giusta per cogliere le sfumature. Tommaso Mansi, quando ha risposto alle mie domande, era in bilico tra l’imbarazzo e l’incertezza, timoroso perchè le risposte date potevano non essere le più giuste. Alfonso Amatruda, invece, ha promesso di farmi leggere una bellissima lettera che gli è stata dedicata da alcuni ospiti, una delle tante che ha ricevuto nel corso degli anni. Quindi la passione per ciò che si fa è esattamente questo: è emozionarsi nonostante l’esperienza, è avere gli occhi lucidi quando viene riconosciuto il frutto del proprio lavoro, non importa da quanto tempo lo si stia facendo. La passione, quella vera, è un fiore che spunta nuovo ogni volta.
