In nomine Wagner: Ravello Festival 2018 si è aperto con la Philharmonia Orchestra di Londra. Il compositore tedesco era vegetariano ma gran estimatore dei prodotti italiani

“Alimenti vegetali invece che animali sono la chiave della rigenerazione. Gesù prese il pane al posto della carne e il vino per sostituire il sangue nell’Ultima Cena.“ (Richard Wagner).

E’ stato Wagner a dare l’avvio al Ravello Festival 2018 in una sequenza ciclica che ogni anno torna a contaminare l’ispirazione del genio con lo spirito del luogo. Sabato 30 giugno (ore 20) Nord e Sud d’Europa si sono ritrovati sul Belvedere di Villa Rufolo con un concerto affidato alla guida sicura di Esa-Pekka Salonen, il direttore finlandese tra i più grandi e innovativi sulla scena mondiale (che ha festeggiato sul palco il suo 60esimo compleanno tra torta e champagne), appassionato costruttore di una coscienza ecologica attorno al Mar Baltico e dallo scorso anno affascinato narratore della prospettiva mediterranea che qui ha incontrato, esattamente come capitò al genio tedesco che il maestro ha omaggiato dirigendo la Philharmonia Orchestra.


Sold out e tra il pubblico anche l’attore partenopeo Alessandro Preziosi. Il programma ha proposto il Preludio all’opera Tristano e Isotta (1865). Il brano è tratto dalla prima giornata della Tetralogia, L’anello del Nibelungo, la Valchiria (1870). Si tratta dello struggente addio che il dio Wotan rivolge alla figlia più amata, la valchiria Brünnhilde. Il concerto si è chiuso con tre momenti celeberrimi tratti dall’ultima giornata della Tetralogia, Il Crepuscolo degli Dei (1876). Tristano e Isotta chiuderà anche il festival il 25 agosto, a sigillo di una tradizione che innesta però, sulla trama dei concerti sinfonici, anche un ricco programma di danza e di jazz. Sul palco di Villa Rufolo assieme ai 102 elementi della Philharmonia Orchestra di Londra, le straordinarie voci del soprano Michelle DeYoung e del baritono James Rutherford al loro debutto nella Città della Musica. L’avventura della 66esima edizione del Ravello Festival continuerà fino al 25 agosto con ventisei appuntamenti per un programma artistico che offre al pubblico di Ravello il meglio della scena mondiale: grandi orchestre internazionali e acclamati direttori, nomi storici e autori di ricerca del jazz, compagnie ammiraglie di balletto, coreografi contemporanei e icone intramontabili della danza, contaminazione tra generi diversi, pagine inedite e produzioni speciali che nell’estetica della rappresentazione traggono ispirazione dai grandi temi di sempre, e dalle “questioni” lasciate aperte dal Novecento.

Firmano il programma Alessio Vlad (musica), Maria Pia De Vito (jazz), Laura Valente (danza, tendenze, formazione, mostre e nuovi linguaggi) al terzo anno della loro direzione artistica. Un’offerta culturale resa possibile grazie allo sforzo delle politiche pubbliche della Regione Campania che radica nel sostegno alle eccellenze dell’industria creativa un segmento fondamentale della sua strategia di sviluppo.

Può esserci affinità tra musica classica e cibo? Rispondendo al quesito, si può affermare che la felice unione tra musica e cibo è una faccenda antichissima. Metà Odissea è cantata ad un pranzo, la petroniana cena di Trimalcione è interamente a ritmo di musica, i fastosi banchetti rinascimentali di corte sono stati da sempre supporto di importanti scene canore. Cuochi e compositori hanno di frequente agito in sintonia, come se mangiare note o ascoltare cibi fosse stato qualcosa di spontaneo e naturale.

Wagner forse in tutto ciò ha fatto eccezione o forse no, in ogni caso la storia lo ricorda come seguace del vegetarismo. Di vegetariani nella storia se ne possono citare a iosa: Socrate e Leonardo da Vinci escludevano carne dalla loro dieta, così come Albert Einstein. Richard Wagner pensava che la vita fosse sacra e considerava l’essere vegetariano un modo per allontanare l’uomo dall’aggressività, riavvicinandolo al ‘Paradiso perduto’. Chi lo sa come dovette comportarsi quando il suo acerrimo nemico Rossini, apprensivo per la sua visita nella villa di Passy, si alzò più volte durante la conversazione per poi tornare a sedersi dopo pochi minuti, giusto per “innaffiare” la lombata di capriolo, che lui tra l’altro non avrebbe mai mangiato. Di sicuro Wagner fu un gran frequentatore di molte località italiane da Nord a Sud e dovette in qualche modo apprezzare le specialità locali, i profumi, i sapori mediterranei della Costiera Amalfitana e la vivacità che solo la cucina del Bel Paese riesce a trasmettere. Amava sorseggiare cognac e cioccolata calda in grandi tazze seduto dinnanzi ai caffè, perdendosi tra il brusio e il chiacchiericcio della gente comune, che a lui trasmetteva gioia e voglia di vivere.

Quando nel 1872 vollero conferirgli la cittadinanza onoraria a Bologna (che lui ritirò solo nel 1876), città in cui al Teatro comunale fu rappresentata nel 1871 la prima assoluta del Lohengrin, il sindaco dell’epoca Tacconi, organizzò un fastoso ricevimento ma qualcuno dovette avvertire i cuochi del vegetarismo di Wagner. Presto tutto fu riallestito e per l’occasione due particolari sformati di verdure furono serviti al “nibelungo” sotto suggerimento: lo sformato di una certa “Signora Adele” contenuto anche nel trattato “La Scienza in Cucina” di Pellegrino Artusi a base di formaggio gruviera e besciamella e l’altro tratto da una ricetta di Cosima Francesca Gaetana Wagner, figlia del compositore List e seconda moglie di Wagner, a base di finferli, spinaci e formaggi. Wagner ad ogni buon modo si consolava a suon di verdure ma come si dice: “de gustibus non disputandm est”.

Annamaria Parlato

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