Una storia familiare iniziata con le prime arnie di Michele, proseguita con Gerardo e oggi affidata alla terza generazione. Un’azienda agricola che ha fatto del rapporto con la natura la propria identità, tra miele millefiori, olio e cosmetica.

Sulle colline di Eboli il lavoro dell’uomo e quello delle api seguono da sempre un ritmo fatto di stagioni, fioriture e attese. È qui che la famiglia Senatore ha costruito, generazione dopo generazione, il proprio rapporto con la terra e con l’apicoltura, trasformando una passione nata in famiglia in un progetto agricolo “Il Nettare del Re” che oggi abbraccia il miele e una linea cosmetica a cui si aggiunge l’oro giallo: l’olio extravergine d’oliva.
Tutto è cominciato con Michele Senatore, il nonno, quando l’apicoltura era ancora soprattutto una pratica fatta di manualità, esperienza e osservazione. Costruiva con le proprie mani le arnie, ne custodiva alcune con grande cura e lavorava il miele interamente a mano. Era un lavoro paziente, fatto di gesti ripetuti e di conoscenza della natura, ma soprattutto di rispetto. Quella filosofia può essere riassunta nel modo in cui Michele ha sempre vissuto il rapporto con le api: non come una semplice attività produttiva, ma come un equilibrio da preservare. Per lui, prendersi cura di un alveare significava prima di tutto imparare ad osservarlo, comprenderne i tempi e intervenire soltanto quando necessario.
Un insegnamento che nella famiglia Senatore è rimasto nel tempo e che ancora oggi rappresenta uno dei principi sui quali si fonda l’attività. «Con le api bisogna avere pazienza», è il senso di una lezione che Michele ha trasmesso alla propria famiglia attraverso il lavoro quotidiano, mostrando che la natura non può essere forzata e che ogni raccolto è il risultato di un equilibrio costruito nel tempo. Accanto alle arnie, Michele ha lasciato soprattutto un metodo: lavorare con le mani, conoscere la terra, rispettare le stagioni e non dimenticare mai che dietro ogni prodotto agricolo esiste un ciclo naturale che l’uomo deve rispettare. A raccogliere quel testimone è stato Gerardo, che ha portato avanti il lavoro del padre mantenendone intatto il principio fondamentale: l’apicoltura non è soltanto una produzione, ma un modo di vivere il territorio. Al suo fianco la nuova generazione con Michele figlio e nipote, che ha imparato a conoscere un mondo nel quale nulla può essere improvvisato. Gli alveari richiedono attenzione durante tutto l’anno, le condizioni climatiche influenzano le fioriture, la disponibilità di nettare cambia con le stagioni e il lavoro dell’apicoltore consiste anche nel creare e mantenere le condizioni migliori affinché le colonie possano svilupparsi e lavorare in salute.
Oggi l’Azienda Agricola Senatore rappresenta il risultato di questo percorso familiare e sulle colline ebolitane continua a trovare nel miele millefiori una delle sue espressioni più caratteristiche. Il millefiori, per sua stessa natura, è un prodotto profondamente legato all’ambiente nel quale viene raccolto: non deriva da una singola specie botanica predominante, ma dall’insieme delle fioriture che le api incontrano durante il loro volo. Per questo ogni raccolto può assumere caratteristiche differenti, con profumi, colori, intensità e sfumature che dipendono dalle piante presenti, dall’andamento climatico e dal momento della stagione. In un certo senso è una fotografia del paesaggio ebolitano, racchiusa in un prodotto che porta con sé il carattere della campagna da cui proviene. Il percorso che conduce dal fiore al vasetto è un processo naturale straordinariamente complesso. Le api raccolgono il nettare dai fiori e lo trasportano nell’alveare, dove viene trasformato e progressivamente privato dell’acqua. Quando il miele raggiunge un adeguato livello di maturazione, le api sigillano le celle dei favi con un sottile strato di cera. È questo il momento nel quale l’apicoltore può procedere alla raccolta dei melari, prelevando i telaini destinati alla smielatura. I favi vengono privati dell’opercolo di cera e inseriti nello smielatore, una macchina che sfrutta la forza centrifuga per estrarre il miele senza distruggere il favo. Il prodotto viene quindi filtrato per eliminare eventuali residui di cera e lasciato decantare prima del confezionamento.

Dietro un gesto apparentemente semplice, come versare il miele su una fetta di pane o utilizzarlo in cucina, esiste dunque una filiera nella quale il lavoro delle api e quello dell’apicoltore sono strettamente collegati. Il miele è anche uno degli alimenti più antichi conosciuti dall’uomo. La raccolta del miele selvatico è documentata già nella preistoria, mentre le testimonianze dell’apicoltura organizzata risalgono alle grandi civiltà del Mediterraneo e del Vicino Oriente. Gli Egizi conoscevano e praticavano l’allevamento delle api, mentre Greci e Romani svilupparono tecniche apistiche più organizzate e dedicarono numerosi testi all’allevamento delle api e alla produzione del miele. Per secoli il miele ha rappresentato una delle principali fonti di dolcezza disponibili, molto prima che lo zucchero diventasse un prodotto di uso comune. È stato alimento, ingrediente, conservante e materia prima utilizzata in differenti preparazioni, entrando profondamente nelle tradizioni gastronomiche e nella cultura agricola europea. Anche oggi il miele conserva una composizione naturale particolarmente interessante: è costituito soprattutto da zuccheri, acqua e da una serie di componenti presenti in quantità minori, tra cui acidi organici, minerali e composti aromatici. La sua composizione varia in funzione dell’origine botanica e geografica. Parlare delle sue caratteristiche significa quindi parlare soprattutto di alimento e di prodotto dell’alveare, senza attribuirgli impropriamente funzioni terapeutiche.
Lo stesso principio di valorizzazione delle risorse dell’alveare si ritrova nella linea cosmetica dell’Azienda Agricola Senatore, che porta il patrimonio legato all’apicoltura in un settore differente, quello della cosmesi, attraverso l’utilizzo di ingredienti e materie prime di origine naturale. Ma il miele è soltanto una parte di un progetto agricolo più ampio. Accanto alle api, infatti, l’azienda sviluppa anche produzioni legate alla cultura mediterranea come l’olio, costruendo un’identità agricola nella quale differenti prodotti raccontano lo stesso territorio. L’olivo, rappresenta così l’espressione differente di una stessa campagna, mentre la trasformazione in prodotti alimentari e cosmetici consente di ampliare il valore di ciò che la terra offre. In questo sistema le api assumono inoltre un ruolo che va ben oltre la produzione del miele. Sono tra i principali insetti impollinatori e contribuiscono alla riproduzione di numerose specie vegetali e alla produttività di molte colture. Prendersi cura di un alveare significa quindi occuparsi anche dell’ambiente nel quale esso vive. Per la famiglia Senatore questo rapporto con la natura rappresenta una continuità che attraversa tre generazioni. Michele ha iniziato con poche arnie e con una lavorazione affidata soprattutto alle proprie mani; Gerardo ha raccolto quell’esperienza e l’ha trasformata in un percorso imprenditoriale; oggi la terza generazione con Michele nipote assume ufficialmente la guida dell’azienda, portando con sé la responsabilità di custodire una storia familiare e, nello stesso tempo, di accompagnarla verso il futuro.
«Quello che conta è non perdere quello che abbiamo imparato», è il valore che emerge dall’eredità di Michele e che oggi diventa una responsabilità per chi raccoglie il suo testimone. Perché ricevere un’azienda di famiglia significa ricevere anche la storia di chi l’ha costruita. Ci sono le mani di Michele che costruivano le prime arnie, la sua pazienza davanti agli alveari e quella capacità di osservare la natura prima ancora di intervenire. C’è Gerardo che ha raccolto quel patrimonio e lo ha fatto crescere. E c’è oggi una nuova generazione con Michele che si trova davanti alla responsabilità di trasformare quella memoria in futuro. Non si tratta soltanto di raccogliere un’eredità economica, ma di preservare un patrimonio fatto di conoscenze, sacrificio e valori. Ogni arnia diventa così il punto d’incontro tra passato e futuro: dentro c’è il lavoro quotidiano delle api, fuori quello dell’uomo che le osserva, le protegge e ne accompagna il ciclo naturale. È una storia che parte dalle mani di un nonno, passa attraverso quelle di un padre e arriva oggi a una nuova generazione. Una storia nella quale il miele millefiori è molto più di un prodotto: è il risultato di un territorio, della sua biodiversità e di una cultura agricola tramandata nel tempo. E mentre sulle colline di Eboli le api continuano a seguire il calendario delle fioriture, l’Azienda Agricola Senatore continua a costruire il proprio futuro senza dimenticare da dove tutto è cominciato.

