Nei Giardini Wagner del Caruso, produttori, chef e istituzioni hanno celebrato insieme identità e sapori tra musica, fuochi pirotecnici e racconti di territorio
Ci sono eventi che non si esauriscono nel tempo in cui si svolgono. Restano addosso come un profumo, sedimentano come un vino lasciato decantare, richiedono un “tempo di posa” prima di essere raccontati. La terza edizione di Agorà, ospitata domenica 21 settembre nei Giardini Wagner del Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast, è stata esattamente questo: un incontro, una tavola imbandita e un tessuto intrecciato di emozioni, storie, sacrifici, visioni.
Gli stand, ordinati in una fila colorata e vivace, erano più che semplici espositori: erano finestre aperte sul cuore di produttori venuti dal Cilento e dalla Costiera Amalfitana, uniti da una stessa volontà di narrare attraverso sapori e profumi. I Giardini si sono trasformati in una sutura poetica, un ponte profumato che ha unito due Coste prospicienti, cucendole con la trama dell’accoglienza e la filigrana della passione.
C’è stato chi ha affrontato il traffico della domenica, chi gli imprevisti, chi non vedeva l’ora di esserci e chi, impaziente, è tornato ancora una volta. Tutti hanno portato con sé il meglio: il frutto del proprio lavoro, il cuore della propria storia, la forza di raccontarsi. E in quell’intreccio, produttori, cittadini ravellesi, viaggiatori e ospiti internazionali si sono ritrovati uguali davanti a un sapore, spogliati di maschere e sovrastrutture. Perché a tavola si è più veri: si sorride, si condivide, si crede nella bellezza di ciò che è autentico.

Alle 21 in punto, la terrazza dei Giardini Wagner si è trasformata in un teatro naturale. Gli ospiti hanno alzato lo sguardo verso la valle e sono rimasti sospesi davanti allo spettacolo dei fuochi pirotecnici del celebre “incendio di Torello”: una cascata di luci e colori che ha avvolto la notte, specchiandosi nel mare sottostante e strappando meraviglia e applausi. Un momento che ha unito tutti in un solo respiro, sigillando la magia di Agorà.

Non è mancata la celebrazione istituzionale, con la presenza del Parco Nazionale del Cilento, rappresentato dal presidente Giuseppe Coccorullo e dal direttore Gregorio Romano, e del sindaco di Gioi Cilento, Maria Teresa Scarpa. Ma Agorà ha superato i confini del protocollo: è stata festa, dialogo, memoria collettiva. È stata musica, grazie al Maestro Angelo Loia e al Progetto Oiza.

La tavolata bandita nei giardini ha accolto senza distinzione tutti i partecipanti, come un’unica grande famiglia. Tra i piatti dell’Executive Chef Armando Aristarco e i messaggi posati qua e là come piccole perle di saggezza – “Non si è mai sazi del buono e del bello” – è fiorito un senso di comunità che nessuna distanza geografica può incrinare.
Alle ore 23, quando le luci si sono spente, i Giardini Wagner hanno restituito il silenzio alle pietre e al mare. Tra i produttori in partenza, Vittorio Rambaldo, con le celebri alici di menaica custodite in uno scatolone, sorrideva con la generosità di chi ha dato tutto senza riserve. Quel sorriso è diventato la promessa di un bis. Perché, come dopo un concerto riuscito, l’applauso non basta mai.
Agorà non finisce qui: si attende. Resta sospesa come una melodia che non si spegne, come un sapore che continua a vivere nella memoria. E fra un anno, di nuovo, tornerà a sedersi a tavola con tutti noi.

