“Ho scelto la Felicità” di Ersilia Gillio, il romanzo rosa che ti fa sentire più appagata e ti fa dire basta al cibo consolatorio

“Ho scelto la Felicità” è la prima opera letteraria di Ersilia Gillio, giornalista radiofonica e coordinatrice di redazione per Radio Alfa, scaricabile su Amazon  (formato Kindle) in 214 pagine godibilissime e appassionanti.  Il manoscritto riesce ad emozionare e a incuriosire il lettore, in un crescendo di situazioni ed intrecci sentimentali, alterchi e crisi amorose a lieto fine. Protagonista del romanzo è Elisa una liceale obesa, scialba, sciatta e occhialuta, vittima delle cattiverie dei suoi compagni di classe. Scopre di essere l’oggetto di una scommessa organizzata da Marco, per il quale ha una “cotta”. E allora perde ogni speranza e scappa da tutto e tutti, scegliendo di rintanarsi in casa e sostenere l’esame di stato da privatista. Poi  quasi trentenne da brutto anatroccolo rinasce cigno, diventa una professionista affermata a Milano, amante di vestiti alla moda e tacchi a spillo, grazie anche al sostegno psicologico della sua migliore amica e collega di lavoro Amanda, che non la abbandonerà mai. Sarà un appuntamento di lavoro a cambiarle la vita. La domanda a questo punto sorge spontanea: è una storia autobiografica? L’autrice rivela: “Ho un profondo legame con Elisa. Sarà per i kg in più da ragazzina, i ribelli capelli rossi e la persistente sensazione di essere sempre inadatta. Forse è per questo che non ho avuto tentennamenti quando la storia ha preso forma nella mia mente…” Il libro è particolarmente incentrato sulle problematiche adolescenziali: il bullismo che rende vittime i più deboli, l’alimentazione e i rischi ad essa collegati, le fragilità tipiche dei giovani. Il cibo molte volte tirato in ballo, in questo caso non è convivialità, piacere e gioia, ma al contrario è in parte causa di dolori e problemi. All’interno dei 28 capitoli le azioni dei personaggi ruotano attorno al cibo, quasi un escamotage letterario studiato dall’autrice per passare da una situazione all’altra e cambiare scena. Dolcetti, cioccolata calda, biscotti, piatti orientali (kimchi pietanza coreana a base di verdure e pesce fermentato con peperoncino, aglio e zenzero), patatine, pizza, particolari cocktails, carni succulente, vini pregiati, panini gourmet, tutte queste pietanze scandiscono la vita dei protagonisti e i loro sentimenti. Spesso associato a momenti di stress e ansia, il cibo è visto come un conforto, una soluzione consolatoria per guarire da tutti i mali. Negli Stati Uniti chiamano comfort food quegli alimenti che aiutano il cervello a farlo sentire più appagato. Però attenzione perché se diventano l’unica fonte di conforto della vita rischiano di provocare effetti negativi nell’organismo. Il cibo ha negli anni sempre più assunto tutta una serie di significati sociali che hanno poco a che vedere con il mero sostentamento. Le vivande che consolano in genere hanno perfino delle collocazioni “spaziali”: si divorano sul divano, davanti alla televisione e tendenzialmente permettono di sentirsi meglio  e in fretta, ma solo per poco. Oggi il bisogno di cibo ha sostituito il bisogno di altro. Amicizia? Amore? Carriera?  Una volta compreso cosa può rappresentare l’altro, la persona affetta da patologia alimentare, potrà andare a lavorare sulla problematica e prendere provvedimenti. Fortunatamente Elisa riesce a salvarsi in tempo e a porre rimedio ai suoi disturbi, di cui perfino sua madre ignora l’esistenza, spingendola a mangiare di tutto. La guerriera Elisa ponendosi degli obiettivi ben precisi e dopo una lunga introspezione, sceglie la sua felicità e libertà, abbattendo tutte le barriere e gli ostacoli che si pongono dinnanzi al suo cammino. Toni frizzanti, un pizzico di erotismo mai volgare ma che lascia spazio all’immaginazione, autoironia, un linguaggio confidenziale e non per questo banale, sono il giusto condimento di un romanzo rosa promosso a pieni voti. Ma in fondo che sapore ha la felicità? Secondo Hermann Hesse la felicità è amore, nient’altro. Quasi quasi mollo tutto e divento felice anche io.

Annamaria Parlato

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