digressione Editoriale-Food World: ieri, oggi, futuro! Riflessioni a pancia piena…

antonella petitti

Vivo e lavoro nel mondo del food da quasi quindici anni, anche senza sottolineare date importanti e numeri, è facile comprendere quanto il panorama sia cambiato. E’ il consumatore ad essere cambiato più di tutti, anche se c’è davvero ancora molto da fare. Ma la vera sensibilizzazione e l’inversione di marcia è partita, sono certa che non si fermerà, se non a compimento.

L’Italia potrebbe e dovrebbe vivere soltanto di turismo ed agro-alimentare, abbiamo lasciato “morire” un bel po’ di prodotti, biodiversità e tradizioni facendoci travolgere dal boom industriale degli anni Sessanta. Ma, senza disperare, ne abbiamo salvati tanti e su questi stiamo scommettendo bene.

La ricetta. Chiamiamolo semplicemente “amore verso il proprio territorio” e decliniamolo nella positiva ostentazione delle sue bellezze e delle sue bontà. Aggiungiamoci un po’ più di etica e consapevolezza nel fare la spesa che – concretamente – significa prediligere sempre prodotti locali di piccole aziende (ovunque noi siamo) non dimenticando mai la stagionalità. Con questi ingredienti si può andare lontano.

I numeri. Avrebbero superato gli 11 miliardi i souvenir gastronomici, un trend che continua a crescere assieme all’esercito di gastronauti che non solo viaggia in funzione di vini e cibi, ma va alla ricerca delle tipicità in ogni luogo di vacanza. L’ennesima dimostrazione che questa è la direzione per crescere in maniera sostenibile e rispettosa. Anche perchè in genere ogni gastronauta è sensibile ed attento anche alle tematiche ambientali.

Così se 15 anni fa si faceva fatica a fare differenze tra un enologo ed un sommelier, non era ben chiaro cosa facesse un giornalista enogastronomico, il mondo dei social era decisamente più oscuro alle aziende, oggi sembriamo davvero pronti a decretare il fallimento della politica industriale e a riporre speranze nelle mani di un altro straordinario esercito (quello dei giovani agricoltori) che torna consapevolmente alla terra.

Ci sono elementi e sensibilità, ci sono anche nuovi mezzi per poter parlare e raccontare al mondo il giacimento italiano. Basti pensare ai blog – strumento dapprima personale – che oggi (non a caso ne teniamo a battesimo uno) vanno sostituendosi pian piano all’informazione ufficiale. Ma questo è un altro argomento spinoso, quello della crisi dell’editoria, non è la sede adatta per affrontarlo.

Ora è necessario credere fermamente che ogni uomo e donna possa fare la propria parte, ricordandoci che scegliendo dei prodotti assicuriamo futuro ad una o ad un’altra realtà, che la vera salute si costruisce a tavola, abolendo gesti meccanici con cui ingeriamo “cose” che andranno a sostenere il nostro corpo (ed inevitabilmente la nostra mente).

Serve un vero atto di responsabilità che parta dal basso, al di là dei territori e delle associazioni. Cominciare da se stessi è il vero grande passo. Non è un atto individualista, al contrario. Che lo vogliamo o no, facciamo parte di una grande orchestra, incideremo comunque sul risultato finale.

EXPO 2015. L’anno dell’Expo di Milano, per chi come me chiede coerenza, rappresenta un anno simbolo. Nella pratica le grandi multinazionali si sono unite per fare ulteriore business sul food. Si sono vestite di temi importanti come la fame nel mondo, la ridistribuzione del cibo, il futuro dell’alimentazione, e sono riuscite a vendere un po’ di biglietti e a gettare ulteriore cemento sulla più grande città italiana.

In tanti ci sono stati (e ci andranno), in molti si sono indignati (come me) perchè si sono sentiti presi in giro. Se si fosse parlato di un’esposizione internazionale a tema food, semplicemente, senza pubblicizzare grandi e nobili obiettivi, non avrei avuto da obiettare. Inutile aggiungere che la presenza di Slow Food non mi ha meravigliata, ma avrei apprezzato molto la sua assenza.

Ma il buono c’è ed è rappresentato da un riflettore enorme che è stato acceso sul Made in Italy. Da qui c’è bisogno di ripartire più agguerriti che mai. E l’arma più forte e seducente è la qualità, affiancata da una giusta professionalità. Solo così possiamo mantenere alti gli standard e battere chi è capace di proporre prezzi bassi e grandi numeri.

E le piccole realtà non devono sottovalutare il web, il mezzo migliore per poter non solo raccontare se stessi ma anche affrontare un mercato globale con una minima spesa.

Si, lo so, si tratta di riflessioni sparse su un settore complesso ed importante per la nostra economia, ma sono fatte col cuore di chi spera che questo momento d’oro non sia una moda, ma una presa di coscienza che porti ad un nuovo stile di vita.

Chi ama la terra ed i suoi frutti non può che godere dell’ottimismo che regala la sua generosità, nonostante tutto. A ognuno il suo. Qualità e professionalità sono certamente sinonimo di futuro.

Antonella Petitti

direttore di Rosmarinonews.it

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