Ospiti della serata lo chef turco Osman Serdaroğlu, i vini irpini e i gelati di Dondoli e Colalucci per una serata gourmet indimenticabile
Dal 13 maggio al 30 settembre 2025, Agerola si è trasformata e si trasformerà in un palcoscenico privilegiato per l’alta cucina internazionale grazie alla rassegna Stelle a Corte, dove gli ospiti sono accolti negli eleganti spazi de La Corte degli Dei, il ristorante all’interno di Palazzo Acampora, storica architettura gentilizia settecentesca dei Principi Acampora di Corfù, oggi tra le Dimore Storiche Italiane più prestigiose. La manifestazione è articolata in cinque serate esclusive, durante le quali chef stellati, pasticcieri e gelatieri di fama internazionale hanno offerto un’esperienza sensoriale unica, unendo arte culinaria, creatività e piacere del gusto. L’iniziativa è nata dalla volontà di Giovanni Paone, erede della famiglia Acampora, di ridare vita e splendore a uno dei luoghi più iconici del borgo montano della Costiera Amalfitana, trasformandolo in uno spazio di ospitalità elegante e intimo. A coordinare il percorso gastronomico è stato Vincenzo Guarino, chef e F&B manager, che ha guidato gli ospiti tra le diverse proposte e trasformato ogni serata in una celebrazione della cucina d’autore, capace di intrecciare culture, tecniche e sapori.
Lunedì 9 settembre, per il quarto appuntamento, la Corte degli Dei si è lasciata avvolgere da un rito che non somigliava a nessuna cena ordinaria. L’aria profumava di limone, pane appena sfornato e calici appena stappati. L’aperitivo di benvenuto ha avuto il passo di un preludio: piccoli finger e pani artigianali che hanno raccontato la tradizione del territorio con la leggerezza di un assaggio. Poi la capasanta con crema di cavolfiore e tartufo nero ha incontrato il Dubl Brut Edition 3 di Feudi di San Gregorio: bollicine fini e verticali che hanno retto la spinta decisa del tartufo, amplificando la morbidezza vellutata della crema di crucifera e la masticabilità elastica della conchiglia di Compostela.


“Stelle a Corte” ha avuto il passo di una liturgia, con lo chef turco Osman Serdaroğlu, tra gli ospiti di Guarino, a guidare il rito. Il viaggio vero è cominciato con il branzino marinato e affumicato, profumato allo sfusato amalfitano, servito con fagiolini croccanti e un dashi leggero al limone: piatto terso, cristallino, in cui l’umami agrumato si è intrecciato al Biancolella di Ischia DOC 2024 “Costa delle Parracine” di Tenute Capaldo, vino teso e fresco, alleato perfetto per non lasciare che il mare si disperdesse. In questo piatto evidente anche la firma della chef Sakai Fumiko, presente con i suoi colleghi alla serata-evento.


Nei primi piatti il ritmo si è fatto incalzante: il tortello farcito con astice, fior di latte e limone, spuma di provolone del monaco DOP e crumble di ’nduja ha sfoggiato una sfoglia viva, un morso al dente che restituiva verticalità ai sapori. A tenergli testa, il “San Greg” Campania Rosato IGT 2024: rosa vibrante, con un equilibrio calibrato che ha reso ogni boccone più godurioso. Subito dopo, la fregola alla marinara 2.0 ha trovato un cuscinetto filante di fiordilatte di Agerola: un abbraccio lattico e marino insieme, abbinato al Greco di Tufo Riserva DOCG 2023 “Cutizzi”, vino di spessore e mineralità che ha dato struttura a un piatto già imponente. «Questi percorsi sono nati per intrecciare diversi mondi», ha dichiarato lo chef resident Guarino, «ogni serata è un dialogo che fa crescere noi cuochi, ma soprattutto chi ci ascolta attraverso i piatti». Lo diceva guardando i calici che intanto si riempivano dei vini di Feudi di San Gregorio e Tenute Capaldo, compagni sonori di ogni boccone.




Il tonno in tataki, con salsa di peperoni verdi e furikake alla foglia di vite turca essiccata, è stato forse il vertice della serata: carne tenera, cottura calibrata, un mosaico di acidità, speziature, dolcezze e umami, accostato al Fiano di Avellino Riserva DOCG 2023 “Pietracalda”, un bianco ampio e persistente che ha dialogato alla pari con la complessità del piatto. «Qui in Italia ho imparato ad ascoltare gli ingredienti», ha confidato Serdaroğlu, una stella Michelin per il ristorante Teruar nella città di Urla nella provincia di Smirne, «stasera li incontro di nuovo, ma con la voce della mia terra che parla insieme a loro».


Il team di Vincenzo Guarino, custode nonchè regista della rassegna, ha firmato il predessert come un respiro sospeso: ricotta di Agerola, fichi dolcissimi, noci pecan croccanti e riduzione di aceto balsamico. «Abbiamo voluto alleggerire senza spegnere», ha spiegato Guarino, «creare un ponte tra la forza del tonno e la dolcezza finale». A fare da contrappunto, l’Irpinia Fiano Passito DOC 2022 “Privilegio”, nettare che ha accarezzato i fichi e preparato il palato all’ultimo atto. Lo chef Guarino ha poi salutato i commensali con la sua misura discreta: «Non vogliamo solo cucinare, vogliamo creare incontri», ha detto, «perché l’identità cresce quando dialoga con altre identità».


E quest’ultimo atto è stato affidato ai Maestri Gelatieri vincitori della Coppa del Mondo di Gelateria nel 2006 nonché membri dell’Accademia Italiana di Gelateria. Sergio Dondoli, da San Gimignano, ha presentato il “Match-Ata”, cioccolato bianco con tè matcha e zenzero, una meditazione trasformata in piacere, e il “Mango Thai”, cocco e riso a moltiplicare la percezione del frutto tropicale. Sergio Colalucci, da Nettuno, insieme al figlio Francesco, ha portato il “Mandorè”, mandorla con pere, zenzero e finocchietto, sogno estivo e siciliano nella sua eccentricità, e il “Red 24”, crema di pesche, zafferano e vino di Nettuno, abbinato magistralmente al “Privilegio”: acidità e zuccheri calibrati, armonia perfetta. «Portare il gelato in una cena del genere significa renderlo voce di pari dignità», ha ammesso Colalucci, «e farlo insieme a mio figlio è stato ancora più emozionante». Francesco ha sorriso e aggiunto: «Abbiamo voluto che il nostro gelato fosse un ricordo, non solo un dessert». Dondoli, con la sua calma, ha chiuso: «Il gelato, in fondo, è la nostra lingua universale. Qui ha raccontato una storia che non si dimentica».



Così Stelle a Corte è stata una costellazione percorsa piatto dopo piatto, calice dopo calice. Una sera di settembre che ha disegnato nel palato e nella memoria una mappa luminosa, fatta di mare e terra, di Turchia e Campania, di Nettuno e San Gimignano, di mani che hanno cucito insieme culture diverse fino a trasformarle in un’unica esperienza di assaggio.

